Yoga e Ayurveda Integrale

Leggi Universali, Yama e Nyama


Patanjali descrive le leggi Universali da seguire attraverso gli yama (divieti) e gli Nyama (osservanze):


La prima regola è l'ahimsa — la non violenza. Si tratta di non danneggiare nessun essere vivente, nemmeno oggetti inanimati (perchè tutto è pervaso di coscienza divina), né con azioni, né con parole, né col pensiero e neppure con le emozioni.

A tal proposito è bene sapere che le persone che vivono negli stati emotivi grossolani creano un ambiente distruttivo, mortifero per la gente circostante. Al contrario, coloro che vivono in stati di amore raffinato, risanano, animano, nobilitano tutto ciò che sta intorno ai loro corpi, e curano con la sola loro presenza.


La seconda regola degli yama è satya — la veridicità, purezza.

Dicendo falsità si diventa ostaggi della propria menzogna davanti alle altre persone e soprattutto davanti alla propria coscienza; si sarà poi costretti a sostenere le falsità, a temere d’essere smascherati, a vivere in ansia invece che in uno stato di calma stabile e pura.

Nel caso in cui accada che non sia opportuno dire la verità, perché ad es. potrebbe arrecare danno a qualcuno, allora è meglio tacere o sottrarsi alla risposta.


La terza regola — asteya (astenersi dal furto) — è rinunciare alla voglia di possedere le cose altrui, compreso l'appropriarsi indebitamente di idee e meriti altrui. La voglia di possedere cose materiali è oltretutto il completo travisamento del vero orientamento della coscienza, che è verso l'interno. Il furto in aggiunta, arreca danno alle altre persone, esponendo l'autore alla legge del karma.


La quarta regola — aparigraha (non avidità) — significa essere liberi dalle cose inutili (non necessarie), quelle cioè che distolgono l’attenzione dallo scopo principale, l’aspirazione verso la realizzazione del Sè, la conoscenza della Realtà, la liberazione dai vincoli terreni.


La quinta regola — Brahmacharia — significa essere Maestri nel vivere nella coscienza di Brahman (Dio). Con ciò s’intende la rinuncia ai desideri, per rivolgere la propria attenzione a Dio, cercandoLo con tutto sé stessi (mente, corpo, anima).

Questa regola rappresenta una rinuncia sincera sia alla ricerca della gloria e degli onori terrestri, sia all’accumulo delle cose, a favore di una vita nella semplicità.

Alcune volte la regola di Brahmacharia viene intesa come celibato, ma per chi non è pronto ad una tale scelta la soppressione degli istinti sessuali sarebbe controproducente, e nel caso si consiglierebbe una vita sessuale controllata.


La sesta regola — saucha (purezza) — riguarda il mantenere puro il corpo e la mente, intellettuale ed emotiva.

Per il primo è importante ogni giorno, se possibile, la pulizia con sapone ed acqua calda o tiepida, in modo che la pelle sia liberata dai sali del sudore depositati, che ostacolano il funzionamento regolare di tutto l’organismo. Saucha comprende anche la pulizia dei denti, organi genitali, ano ecc.

Metodi di purificazione speciali sono descritti nell’Hatha Yoga Pradipika con il nome di Shatkarma.

La pulizia della mente (sia intellettuale che emotiva) viene effettuata con le pratiche spirituali.


La settima regola — santosha (appagamento) — serve a mantenere sempre un corretto sfondo emotivo di pace che deriva dall’interno piuttosto che dagli oggetti esterni. Senza appagamento la mente sarebbe sempre agitata e rivolta all'esterno per cercare soddisfazioni che si dimostrano sempre effimere e limitate nel tempo, con conseguente sofferenza sia che le si colmino, sia che non le si raggiungano.


La ottava regola — svadhyaya (studio di sé e delle scritture) — riguarda sia le riflessioni filosofiche, le conversazioni e la lettura di testi sacri che l'osservazione di sè stessi per capire interamente il senso della propria vita.

“Volgi la tua mente a Me…” — così Krishna ha indicato i primi passi dell’uomo sulla Via che porta a Dio [10,18].


La nona regola — tapas (austerità) — è in relazione a qualsiasi pratica che mira a lottare contro i propri vizi. Possono essere austerità del corpo, della parola, della mente. Il tapas insegna anche la disciplina che è necessaria sul cammino spirituale. La disciplina e il tapas elevano la persona.


La decima regola — Ishvarapranidhana (abbandono a Dio) — è il sentire che tutto ciò che esiste è impregnato della Coscienza del Creatore (Ishvara); sentire che Egli è costantemente presente fuori e dentro il proprio corpo, quello degli altri ed in ogni cosa; sentirLo come il Maestro ed il Testimone di tutto ciò che si fà e di tutto ciò che accade. Implica quindi l'accettazione di tutto ciò che la vita  riserva (che è diverso dalla rassegnazione, cioè dal non rispondere alle diverse situazioni che si devono affrontare).


Ci sono altre quattro + una regole molto importanti:

— kshama — essere tollerante verso coloro che pensano diversamente

— daya —  bontà,

— argava — semplicità

— hri — saggezza, umiltà, assenza di ammirazione di sè stessi, di orgoglio e di vanità, di glorificazione di sé per i propri meriti immaginari.

- Mitahara — alimentazione pura: si tratta di un'alimentazione "satvica", cioè equilibrata, luminosa, che non porta nè agitazione né sonnolenza. Il cibo deve essere mangiato in consapevolezza e in circostanze emotivamente favorevoli, non durante conflitti, accese discussioni, o alla presenza di persone maligne o irritate. E' auspicabile fare una preghiera prima di mangiare, per poter introdurre nel proprio corpo prasad (cibo benedetto), ringraziare l'origine della sua provenienza e la catena alimentare che lo ha portato a noi, ed un pensiero per chi non ne ha.


Ci sono delle regole molto simili agli yama e nyama nei comandamenti conosciuti dal cristiano:

Io sono il Signore Dio Tuo:

Non avrai altro Dio fuori di me

Non nominare il nome di Dio invano

Ricordati di santificare le feste

Onora il Padre e la Madre

Non uccidere

Non commettere atti impuri

Non rubare

Non dire falsa testimonianza

Non desiderare la donna d'altri

Non desiderare la roba d'altri


E’ importante notare che le leggi si devono rispettare nei pensieri, nelle parole, nelle opere e nelle omissioni, perché questi sono i campi nei quali si opera.


Un libro che non ho ancora letto ma che sembra molto utile per capire come comportarsi è Earth Ethics di M.K. Gandhi, con insegnamenti di Amma, edizioni Wise Earth Publishers. E’ un libro di 1112 pagine dove si parla, tra le altre cose, di vita secolare e riti vedici, del sistema familiare, di ritiro alla libertà, di vegetarianismo, di non violenza, amore e Verità, di consapevolezza, pratiche e osservanze fra i quali troviamo ragguagli sui doveri, sul sacrificio, la preghiera, il servizio disinteressato, l’umiltà, la semplicità, il pentimento, la tolleranza, il silenzio, i voti, il digiuno, il brahamachariato; e poi ancora parla di politica, economia, etiche del capitale e del lavoro, comunità ed educazione, ed altro ancora.


Un altro autore che mi sento di consigliare e che ha scritto su ogni argomento è Sri Aurobindo.


La stessa Amma (Sri Mata Amritanandamayi Ma), attraverso i libri scritti dai suoi più vicini devoti, ha dato con semplicità numerosi insegnamenti su come vivere.


Al di là della lettura, un metodo molto semplice per capire se ci si sta comportando non correttamente è quello di non fare agli altri quello che non si vorrebbe venisse fatto a noi stessi, secondo gli insegnamenti di Gesù.


Un altro metodo è chiedersi cosa farebbe Jesu/Krishna/Amma/Babaji/Yogananda, o qualsiasi altro Maestro realizzato, in una determinata situazione, e cercare di immedesimarsi.


L'argomento è molto ampio e sarebbero necessari degli approfondimenti su ogni punto. Spero però che anche le poche cose scritte possano ispirare a correggere, anche poco per volta, i propri comportamenti errati (che conducono alla sofferenza propria e degli altri) e ad adottarne altri più corretti - che portano sempre più verso la felicità.